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Separazione e subentro locazione

Una delle più frequenti cause di conflitto tra i coniugi nei giudizi successivi alla crisi del matrimonio è proprio l’assegnazione della casa familiare. Nell’ambito del procedimento di separazione dei coniugi o di divorzio, dunque, tra i provvedimenti emessi dal giudice vi è quello relativo all’assegnazione della casa familiare ad uno dei due coniugi.

In presenza di prole minore, l’assegnazione della casa spetta di norma al genitore collocatario, ovvero a quel genitore (per la più la madre) con cui i figli vivranno in modo prevalente. Il provvedimento di assegnazione della casa, in questi casi, ha lo scopo di tutelare il preminente interesse dei figli alla conservazione dello stesso ambiente di vita domestica goduto in costanza di matrimonio. Ma il principio vale anche per la famiglia di fatto.

In caso dunque di separazione giudiziale o di divorzio, nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo.In caso di separazione consensuale o di nullità matrimoniale al conduttore succede l’altro coniuge se tra i due si sia così convenuto. Questo è quanto previsto dall’art. 6 della legge 392/78.

In altre parole, quindi, se la casa coniugale era condotta in affitto con contratto intestato al marito e se la sentenza che definisce la separazione o il divorzio assegna la casa alla moglie, quest’ultima succederà al marito nel contratto di locazione, assumendone tutti i diritti e gli obblighi. La successione opera automaticamente ed il locatore non ha la facoltà di opporsi.

Lo stesso accade anche nella separazione consensuale o nel divorzio congiunto se i coniugi si accordano in questo senso; diversamente, in quest’ultimo caso, se i coniugi non prevedono nulla in merito al contratto di locazione, il coniuge firmatario continuerà a rimanere obbligato nei confronti del locatore, anche se nella casa vi abita l’altro coniuge.

La stessa regola vale anche in caso di separazione di fatto, ovvero nel caso in cui siano i coniugi decidono di vivere separati con un accordo privato; anche in questo caso conduttore sarà colui che rimane nell’abitazione con il consenso dell’altro.

Anche nell’ipotesi in cui si tratti di conviventi non legati da vincolo di matrimonio, il diritto a succedere nel rapporto locatizio spetta al partner con il quale convivono i figli nati dall’unione.

In ragione di quanto detto sopra, quindi, l’accordo che prevede la riduzione del canone di locazione, dovrà essere fatto con il conduttore attuale, ovvero la moglie. Quest’ultima, infatti, è l’unica legittimata in forza del provvedimento di assegnazione della casa contenuto nella sentenza di separazione.

Ultima modifica il Martedì, 04 Aprile 2017 08:59
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